TEATRO BORSI
STAG.2019-20
 
Teatro
venerdì 20 e sabato 21 Marzo 2020 alle 21.15
 
Paolo Graziosi
PRIMO AMORE
di Samuel Beckett
Traduzione di Franco Quadri
Regia di Elisabetta Arosio e Paolo Graziosi
 
 
per prenotare invia una mail a prenotaborsi@gmail.com oppure con WhatsApp al 329 4278 058
dalle 16.00 - 19.00 in Via San Fabiano 53 a Prato
 
 
 
Lo spettacolo

Buio. Luce.

Nel centro del minuscolo palcoscenico c'è una sedia.

E c'è una specie di allampanato barbone vestito di nero con una bombetta e scarpe da tennis, ombrello giallo e bottiglia al fianco, il volto ridotto a una smorfia irridente, lo sguardo perduto nel vuoto, il corpo piegato da un oblomovismo senza scampo.

Inquietante.

Assomiglia vagamente a Beckett, ma ha qualcosa dell'attivismo senza senso di Charlot e della maschera tragica di Buster Keaton. Per fortuna si mette a parlare, ma per dirci cosa? Tutto e niente, una storia di disadattamento estremo sul gelo dei sentimenti, sullo stupore dei corpi, sulla odiosa nevrosi della solitudine. Le parole sono quelle di Primo Amore, un racconto scritto da Beckett nel 1945.

 
 
Da IL sole 24 ore del 20 Gennaio 2012

TORINO. Beckett prima di essere Beckett. O almeno: prima di essere il Beckett che conosciamo. "Primo amore" a teatro non è un testo teatrale, bensì una novella, scritta di getto dall'autore nel 1945 e qui riproposta in modo pressoché integrale sul palcoscenico. Ed è una bella rivelazione, un piccolo gioiello, diretto e interpretato da quell'attore schivo e bravissimo che è Paolo Graziosi.

In realtà, alcuni anni fa, questo stesso spettacolo aveva debuttato al Teatro Franco Parenti di Milano: da allora è tornato in scena a intervalli irregolari. Questa volta è stato voluto da Mario Martone, direttore del Teatro Stabile di Torino e prossimo regista con il quale Graziosi lavorerà: ma la carriera di Paolo è costellata di premi (Eti 2005), incontri con altri registi importanti (Cecchi e Servillo tra i più recenti), drammaturgie mai scontate (dal "Teatrante" di Bernhard ai testi di Elsa Morante).

Nell'allestimento in scena alla Cavallerizza Reale, l'attore-regista lavora sulla novella di Beckett per ellissi, con un meccanismo "a togliere": in scena vediamo solo una sedia girevole. Graziosi si siede, piroetta, si alza. L'azione dello spettacolo è così ridotta ai minimi termini, mera coazione a ripetere di un dandy-clown disadattato, un clochard con bottiglia e ombrellino, un giovane-vecchio che, cacciato di casa dopo la morte del padre, racconta il suo primo amore per una donna di nome Lulù.

Solo in un secondo momento, dopo essersi installato a casa di lei, capirà di essersi innamorato di una prostituta. Il testo di Beckett, inedito per venticinque anni, è un fiume in piena di parole disseminato di improvvise aperture, di immagini dissacranti e becere, di "a parte" che sconvolgono l'aspettativa dello spettatore, lo spiazzano e suggeriscono, accanto alla stranezza delle piccole manie del protagonista, il dubbio dell'inquietudine. "Ma non è un'inquietudine cinica ci spiega Graziosi -, disillusa, come poi si potrà ritrovare nel successivo grande teatro beckettiano. E' piuttosto una malinconia, un'umanità alla quale non siamo così abituati in Beckett.

Un vissuto forse anche autobiografico". Graziosi è divertente e commuovente, virtuoso della parola detta e al tempo stesso infantile, ingenuo. Interprete perfettamente consapevole che già nell'inizio dell'opera di Beckett è presente, nascosta tra le battute, la sentenza d'impossibilità che ne suggella la fine (in "Worstward Ho"): "fallisci ancora. Fallisci meglio".

Cavallerizza Reale - Maneggio,Fino al 22 gennaio 2012. Primo amore, di Samuel Beckett, traduzione Franco Quadri, interpretato e diretto da Paolo Graziosi, collaborazione alla regia Elisabetta Arosio, ErreTiTeatro30

 
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